Escursione che, rimandata più volte
per influenza e malanni vari di stagione, ha visto alla fine ben pochi
partecipanti: io e Alfredo.
L’idea era quella dell’ascesa alla Tambura
in invernale, per fare conoscenza di ramponi e piccozza, che io non avevo
ancora mai usato.
Partenza da Empoli alle 7,10, il tempo è
bello, la temperatura bassa a causa del vento discreto di tramontana.
Si arriva ad Arnetola alle 9,20,
risaliamo in auto per la strada di cava per evitare di fare a piedi qualche
centinaio di metri di dislivello e una mezzoretta di noioso stradello.
Ci approntiamo, zaini e abbigliamento e
alle 9,50 partiamo da quota 925 mt. (altimetro dixit).
Il tempo è bello, la cima della Tambura
è visibile, c’è già qualcuno (ma a che ora partono!?).
Iniziamo a salire.
In effetti siamo gli unici a salire da Arnetola.
Oltrepassiamo il casotto sul quale è
indicato il segnavia che porta alla Vecchiacchi. Oltrepassiamo la
cava, che ci ha riparato una volta che ci ha preso il temporale. Percorriamo
le tracce evidenti della vecchia Via Vandelli.
Con non poca delusione constatiamo che di
neve ce ne è ben poca, ma la giornata è finora ugualmente
piacevole.
Quando ormai stiamo per arrivare al Passo
Tambura troviamo un pendio sul quale è rimasta un poca di neve.
Inizia la lezione.
Prima cosa mi accorgo di avere regolato
i ramponi ad attacco rapido troppo lunghi: uno scappa quasi subito.
Chiavina e cacciavite e si sistema tutto.
Per fortuna Alfredo con la piccozza riesce a centrare un rampone che fila
via verso valle. Quante cose da imparare.
Calzo nuovamente i ramponi e riprendiamo
l’esercizio. Si, è solo un esercizio perchè si starebbe benissimo
in piedi anche senza ramponi, ma questo era lo scopo.
In breve la neve finisce e siamo al PassoTambura
(quota 1625). Godiamo il panorama, la Garfagnana e la Versilia, il mare.
Il sole è caldo, ma il vento è freddo.
Riposti ramponi e piccozza partiamo lungo
il sentiero di cresta per la vetta della Tambura (quota 1890) dove
arriviamo alle 13,10. Ci sono altri turisti (altri che hanno i nostri orari).
In Carcaraia di neve ce ne è.
Una bella distesa bianca. Con un po’ più di esperienza si poteva
immaginare?
In vetta il vento di tramontana soffia a
folate forti e fredde. Troviamo un riparo alla meno peggio per consumare
il pranzo. Commestiamo il commestibile godendoci il panorama. Nella foschia
all’orizzonte riusciamo a intravedere la Capraia, la Gorgona e l’Elba.
Siamo stanchi, lo si capisce dal fatto che
nonostante il freddo restiamo per 40 minuti. Alla fine, le mani ci ricordano
le gelate d’inverno e ci fanno pensare che è ora di andare. Alle
13,50, prima del congelamento definitivo, iniziamo la discesa.
La strada è a ritroso. Ritroviamo
il tratto di neve. Da buoni praticanti proviamo la discesa con i ramponi.
Un po’ di tecnica, poi giù a capofitto, abbassando il baricentro.
Riponiamo definitivamente gli attrezzi invernali
e di buon passo puntiamo verso la macchina. Qualcuno a casa ci aspetta.
Alle 16,00 siamo alla macchina.
Tutto sommato un escursione piacevole (un
escursione è sempre un escursione) nonostante la delusione per la
poca neve trovata ed anche per il panorama, che data la tramontana ci aspettavamo
più limpido.
Prima esperienza con i ramponi. Senza problemi,
data anche la neve (quella poca) morbida.
Dislivello in salita 1069 mt, facile
immaginare lo stesso in discesa.